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Dolore all’inguine quando cammino: può dipendere dall’anca, dai muscoli o dai tendini?

  • 24 ago
  • Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 2 giorni fa

Il dolore all’inguine durante la camminata è uno di quei sintomi che sembrano molto precisi: il punto in cui fa male è facilmente identificabile e viene spontaneo pensare che anche la causa debba trovarsi esattamente lì.
Dolore

In realtà la regione inguinale è un vero crocevia anatomico.

Nelle sue vicinanze troviamo l’articolazione dell’anca, i muscoli adduttori, l’ileopsoas, strutture tendinee e inserzionali, la regione pubica e la parete addominale. Anche problemi differenti possono quindi manifestarsi attraverso un dolore percepito apparentemente nello stesso punto.

Per questo “mi fa male l’inguine” descrive un sintomo, non identifica ancora una diagnosi.

E quando il dolore compare camminando, correndo, salendo le scale oppure alzando la gamba, il modo in cui si manifesta diventa importante quasi quanto il punto nel quale viene percepito.


Perché può comparire dolore all’inguine quando si cammina?

Il dolore all’inguine durante la camminata può avere diverse origini. Può essere collegato all’articolazione dell’anca, ai muscoli adduttori, all’ileopsoas o ad altre strutture della regione inguinale. La sede del dolore da sola non consente quindi di stabilirne la causa.

Camminare richiede molto più lavoro all’anca di quanto percepiamo.

Ad ogni passo l’articolazione deve muoversi e sostenere il carico, mentre muscoli e tendini controllano il bacino e accompagnano il movimento della gamba.

Se una di queste strutture è sintomatica, il problema può emergere proprio durante il cammino.

Ma è importante osservare anche come compare.

Un dolore presente già nei primi passi non racconta necessariamente la stessa situazione di un dolore che emerge dopo venti minuti. Un fastidio che aumenta in salita può avere caratteristiche differenti da quello che compare alzando la gamba o stringendo le cosce.


Il dolore all’inguine può venire dall’anca?

Sì. L’articolazione dell’anca può provocare dolore percepito profondamente nella regione inguinale. Artrosi, conflitto femoro-acetabolare e altre condizioni articolari possono manifestarsi in questa sede, ma la diagnosi richiede di mettere in relazione sintomi, movimento, esame clinico ed eventuali immagini diagnostiche.

Questo è un punto importante perché molte persone immaginano il dolore dell’anca esclusivamente sulla parte laterale del corpo.

L’articolazione coxo-femorale è invece profonda e alcune sue condizioni possono manifestarsi proprio con dolore inguinale. Anche il conflitto femoro-acetabolare, per esempio, può produrre dolore in sede inguinale, laterale o glutea e associarsi a limitazioni di alcuni movimenti.

Alcuni indizi possono orientare la valutazione: difficoltà nei movimenti profondi dell’anca, rigidità, dolore entrando o uscendo dall’automobile, difficoltà nel mettere scarpe e calze oppure sintomi durante determinate rotazioni.

Anche un'alterazione evidenziata dalla risonanza deve essere interpretata insieme alla situazione clinica della persona.


Dolore all’inguine quando alzo la gamba: può essere lo psoas?

Il dolore all’inguine quando si alza la gamba può suggerire il coinvolgimento dei flessori dell’anca, compreso l’ileopsoas, ma non è sufficiente per stabilire che lo psoas sia la causa. Anche alcune condizioni dell’articolazione dell’anca possono provocare dolore durante questo movimento.

L’ileopsoas è uno dei principali flessori dell’anca. Quando viene coinvolto, attività come sollevare il ginocchio, correre o salire le scale possono risultare dolorose. Tuttavia gli stessi movimenti possono provocare sintomi anche in presenza di problemi differenti.

Per questo sarebbe un errore concludere:

alzo la gamba → sento dolore all’inguine → ho lo psoas infiammato.

Serve un passaggio intermedio: la valutazione.


Gli adduttori sono particolarmente importanti negli sportivi, ma non esclusivamente.

Questi muscoli partecipano al controllo della coscia e vengono sollecitati in modo significativo durante corsa, cambi di direzione, accelerazioni, decelerazioni e calci.

Un sovraccarico o un problema tendineo può provocare dolore nella regione inguinale e nella parte interna della coscia. Nello sportivo il dolore può aumentare durante gesti specifici oppure quando viene richiesta una contrazione degli adduttori contro resistenza.

Ed è qui che compare una parola molto conosciuta:

pubalgia.


Dolore all’inguine significa pubalgia?

No. Pubalgia è un termine utilizzato per descrivere quadri dolorosi della regione pubica e inguinale, soprattutto nello sportivo, ma il dolore all’inguine può avere origini differenti. Adduttori, ileopsoas, anca e altre strutture devono essere valutati prima di attribuire il sintomo alla pubalgia.

Questo è un altro equivoco molto frequente.

Soprattutto nello sport, dolore inguinale e pubalgia vengono spesso utilizzati quasi come sinonimi.

Ma la regione è complessa e possono coesistere più componenti. Humanitas, per esempio, indica tra le possibili cause di dolore inguinale nello sportivo tendinopatia degli adduttori, osteite pubica, problemi della parete addominale, conflitto femoro-acetabolare, lesioni del labbro e borsite dell’ileopsoas.

Chiamare tutto semplicemente “pubalgia” rischia quindi di nascondere la domanda più importante:

quale struttura sta producendo il dolore?


Dolore all’inguine nello sport: il carico racconta molto

Un runner può stare bene camminando e iniziare ad avvertire dolore dopo alcuni chilometri.

Un calciatore può sentirlo durante il calcio del pallone.

Un tennista durante gli spostamenti laterali.

Un'altra persona può avere fastidio soltanto dopo aver aumentato improvvisamente frequenza o intensità degli allenamenti.

Queste differenze non sono dettagli secondari.

Raccontano come il sistema risponde al carico.

Nel dolore inguinale dello sportivo sono frequentemente coinvolte strutture che devono sopportare sollecitazioni ripetute, e sovraccarico funzionale e microtraumi possono contribuire ad alcuni quadri tendinei.

Per questo il riposo può ridurre il dolore senza necessariamente aver risolto ciò che accade quando quella struttura viene nuovamente sottoposta alle richieste dello sport.


Se il dolore passa con il riposo e ritorna camminando

Questo comportamento merita attenzione.

Il fatto che un dolore diminuisca quando una persona si ferma e ricompaia con il movimento non permette, da solo, di identificare la struttura responsabile.

Ci dice però qualcosa di importante: il carico modifica il sintomo.

La valutazione deve allora cercare di comprendere quale movimento o quale livello di attività superi la capacità attuale della struttura interessata.

Questo è molto diverso dal limitarsi a chiedere se il dolore sia presente oppure assente.

Significa osservare quando comincia, cosa lo aumenta, quanto rapidamente scompare e cosa accade quando l'attività viene ripetuta.

È uno dei passaggi che permettono di trasformare il racconto del paziente in informazione clinica.


Non tutto il dolore all’inguine è muscolo-scheletrico

Questo punto è essenziale.

La regione inguinale contiene anche strutture che non appartengono all'apparato muscolo-scheletrico. Un'ernia inguinale, per esempio, può provocare dolore o senso di peso, talvolta associati a una tumefazione e accentuati da sforzi o tosse. Anche altre condizioni possono manifestarsi in questa sede.

Il compito della valutazione medica è quindi anche riconoscere quando il problema non appartiene alla fisiatria e deve essere indirizzato verso un'altra specialità.

Questo è un aspetto importante dell'appropriatezza diagnostica: non cercare necessariamente una spiegazione muscolare per ogni dolore localizzato vicino a un muscolo.


Perché trattare subito il punto doloroso può essere un errore

Quando fa male l'inguine viene spontaneo massaggiare, allungare o trattare direttamente quella regione.

Ma prima bisognerebbe sapere cosa stiamo trattando.

Lo stretching di un adduttore, il lavoro sull'ileopsoas e un programma destinato a un problema articolare dell'anca rispondono a razionali differenti.

Se la diagnosi iniziale è sbagliata, anche un trattamento tecnicamente corretto può essere rivolto alla struttura sbagliata.


E la proloterapia?

Anche in questo caso occorre evitare una scorciatoia.

Il dolore all’inguine non è un'indicazione alla proloterapia. È un sintomo che deve prima ricevere un inquadramento.

Quando la valutazione identifica una specifica componente muscolo-tendinea o inserzionale persistente, il medico può eventualmente considerare diverse opzioni terapeutiche, comprese procedure infiltrative in casi selezionati.

Ma questo avviene dopo la diagnosi, non prima.

È particolarmente importante in una regione nella quale problemi dell'anca, adduttori, ileopsoas e altre condizioni possono produrre sintomi simili.



Quando rivolgersi al fisiatra per un dolore all’inguine

Una valutazione fisiatrica è particolarmente utile quando il dolore sembra avere caratteristiche muscolo-scheletriche e persiste, ritorna durante determinate attività o rende difficile capire se il problema provenga dall'anca, dai muscoli o dai tendini.

Può essere indicata quando il dolore:

  • ritorna regolarmente camminando;

  • compare durante o dopo lo sport;

  • aumenta alzando la gamba o salendo le scale;

  • persiste per diverse settimane;

  • ricompare ogni volta che si riprende l'attività;

  • limita progressivamente il movimento;

  • non migliora nonostante trattamenti già effettuati.

Un dolore improvviso e molto intenso, un trauma significativo, febbre, evidente gonfiore o tumefazione inguinale, incapacità di caricare sull'arto o altri sintomi importanti richiedono invece una valutazione medica tempestiva.

Il punto in cui senti dolore è l’inizio dell’indagine

Dire “mi fa male l'inguine quando cammino” contiene già informazioni preziose.

Ci dice dove compare il dolore e in quale situazione.

Ma non ci dice ancora perché.

Può essere necessario valutare l'articolazione dell'anca, l'ileopsoas, gli adduttori, i tendini, il comportamento del dolore sotto carico e, quando opportuno, escludere condizioni che non appartengono all'apparato muscolo-scheletrico.

È questo il passaggio che rende la valutazione fisiatrica qualcosa di diverso dalla semplice ricerca del punto doloroso.

Prima si identifica il problema. Poi si sceglie come trattarlo.


FAQ sul dolore all’inguine

Perché mi fa male l’inguine quando cammino?

Il dolore può provenire dall'articolazione dell'anca, dall'ileopsoas, dagli adduttori o da altre strutture della regione inguinale. Il momento in cui compare e i movimenti che lo provocano aiutano a orientare la valutazione.

Il dolore all’inguine può dipendere dall’anca?

Sì. Alcune condizioni dell'articolazione dell'anca possono manifestarsi con dolore profondo all'inguine, soprattutto durante il movimento. La sede del dolore, tuttavia, non è sufficiente per formulare una diagnosi.

Se mi fa male l’inguine quando alzo la gamba è lo psoas?

Non necessariamente. L'ileopsoas partecipa alla flessione dell'anca e può essere coinvolto, ma lo stesso movimento può provocare dolore anche in altre condizioni dell'anca o della regione inguinale.

Dolore all’inguine e pubalgia sono la stessa cosa?

No. “Dolore all'inguine” descrive un sintomo. Il termine pubalgia viene utilizzato soprattutto per quadri dolorosi pubici e inguinali dello sportivo, ma prima è necessario distinguere le diverse strutture potenzialmente coinvolte.

Come capire se il dolore all’inguine è muscolare o viene dall’anca?

Il comportamento del dolore, i movimenti che lo provocano, la mobilità dell'anca, la risposta alla contrazione muscolare e l'esame clinico aiutano a orientare la diagnosi. Non è possibile distinguerli con sicurezza soltanto dalla localizzazione.

Quale medico valuta il dolore muscolo-scheletrico all’inguine?

Il fisiatra può inquadrare il dolore muscolo-scheletrico mettendo in relazione sintomi, movimento, funzione e carico e stabilire se siano necessari esami, riabilitazione, altri trattamenti o la valutazione di un diverso specialista.

La proloterapia può essere utilizzata per il dolore all’inguine?

Il dolore all'inguine, da solo, non rappresenta un'indicazione alla proloterapia. In condizioni muscolo-tendinee o inserzionali selezionate, dopo una diagnosi, il medico può valutare se una procedura infiltrativa abbia un ruolo nel percorso terapeutico.

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Dott. Giuseppe Ridulfo

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