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Instabilità articolare e Proloterapia: quando il dolore persiste dopo fisioterapia

  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min
INSTABILITÀ ARTICOLARE : Quando il dolore non passa anche dopo fisioterapia e infiltrazioni
Instabilità articolare e proloterapia
Image courtesy of Freepik

Molti pazienti arrivano a visita dopo aver già eseguito fisioterapia, cicli di antinfiammatori, infiltrazioni, talvolta anche esami strumentali ripetuti. Il dolore migliora temporaneamente, poi ritorna. Oppure non cambia in modo significativo.

In questi casi, il problema non è necessariamente solo infiammatorio.

Spesso il quadro sottostante è diverso: instabilità articolare funzionale o legamentosa, una condizione meno evidente ma clinicamente rilevante.

Comprendere questa distinzione è essenziale per impostare un percorso realmente mirato.


Cos’è l’instabilità articolare?

Un’articolazione è stabile quando:

  • mantiene corretti rapporti tra le superfici ossee

  • i legamenti garantiscono contenimento

  • la muscolatura fornisce controllo dinamico

  • il carico viene distribuito in modo equilibrato

Quando uno o più di questi elementi perde efficienza, l’articolazione può diventare micro-instabile.

Non si tratta necessariamente di una lussazione evidente.Spesso si parla di:

  • micromovimenti ripetuti

  • stress cronico dei tessuti

  • dolore ricorrente senza lesioni macroscopiche


Perché il dolore persiste anche dopo le terapie?

Molte terapie sono orientate a:

  • ridurre l’infiammazione

  • diminuire il dolore

  • rilassare la muscolatura

Se però il problema primario è una insufficienza di stabilizzazione legamentosa o capsulare, il dolore può ripresentarsi.

In questi casi, l’infiammazione può essere una conseguenza dell’instabilità, non la causa primaria.

Questo spiega perché alcuni pazienti riferiscono:

“Funziona per un po’, poi torna tutto.”

Quando la valutazione clinica suggerisce un coinvolgimento della componente legamentosa, in casi selezionati può essere considerato un approccio di medicina infiltrativa orientato alla stimolazione biologica dei tessuti.

Tra le opzioni disponibili rientra la Proloterapia, una tecnica infiltrativa che utilizza soluzioni stimolanti con l’obiettivo di favorire una risposta biologica locale.

È importante chiarire che:

  • non è indicata in tutti i casi

  • non sostituisce il lavoro riabilitativo

  • non è una soluzione automatica


Nel contesto dell’instabilità articolare, la Proloterapia può essere presa in considerazione quando il problema riguarda prevalentemente la tenuta legamentosa e quando il dolore è sostenuto da micro-instabilità persistente.

L’approccio rimane sempre integrato con:

  • esercizio specifico di rinforzo e controllo neuromuscolare

  • gestione progressiva del carico

  • monitoraggio clinico nel tempo


L’obiettivo non è semplicemente “togliere il dolore”, ma lavorare sulla qualità del tessuto e sulla stabilità funzionale.

Il ruolo del fisiatra

La valutazione fisiatrica si concentra su:

  • analisi biomeccanica

  • test di stabilità

  • valutazione del controllo motorio

  • correlazione tra sintomo e carico articolare

Spesso la risonanza magnetica non evidenzia lesioni significative.Eppure il dolore persiste.

In questi casi, l’attenzione si sposta dalla lesione strutturale alla dinamica funzionale dell’articolazione.


Quando sospettare un’instabilità articolare?

È indicata una valutazione specialistica se:

  • il dolore è ricorrente nello stesso distretto

  • le infiltrazioni hanno dato beneficio solo temporaneo

  • la fisioterapia migliora ma non stabilizza

  • l’imaging non spiega completamente i sintomi

  • il dolore aumenta con il carico prolungato


Non tutto il dolore articolare è esclusivamente infiammatorio. In alcuni casi, il problema è una instabilità sottile ma persistente. Individuare la causa biomeccanica consente di impostare un percorso personalizzato che può includere riabilitazione mirata e, in casi selezionati, anche trattamenti infiltrativi come la Proloterapia. L’obiettivo rimane sempre uno: migliorare la funzione e ridurre la recidiva, con un approccio coerente e progressivo.


Può essere considerata nei casi in cui la valutazione clinica evidenzi un coinvolgimento legamentoso e una micro-instabilità persistente.


2. L’instabilità articolare si vede alla risonanza?

Non sempre. Molte instabilità sono funzionali e non evidenti agli esami statici.


3. La fisioterapia basta per risolvere l’instabilità?

In molti casi è fondamentale, ma talvolta può essere necessario integrare il percorso con altri trattamenti.


 
 
 

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Dott. Giuseppe Ridulfo

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